Le Religioni a Milano: EBRAISMO

Relatori:

  • Dott.ssa Claudia Milani
  • Dott.ssa Alisa Luzzato Bidussa

Il mondo ebraico non ha organizzato un sistema teologico formale: i Sapienti o Maestri (Rabbi) non hanno una gerarchi sacerdotale.

La fede ebraica: vive nel servizio divino quotidiano, cioè nell’adempimento della doppia legge dell’amore verso Dio e verso il prossimo, base di tutte le prescrizioni della Tora (la Legge).

La prima dottrina di fede è l’unità e unicità di Dio, espresso nelle solenni parole del sevizio divino

“Ascolta Israele, il Signore nostro Dio è un Signore unico”, con ciò si differenzia dalla fede cristiana nella Trinità che concepisce l’unità dell’essere divino in una trinità di ipostasi [termine teologico che designa ognuna delle tre Persone divine considerate sostanzialmente distinte], cioè in Dio vi sono tre ipostasi e una sola natura e in Gesù Cristo vi sono due nature “vero Dio e vero uomo” recita il Credo, ma una sola ipostasi. Questo unico Dio è assolutamente invisibile; non è concepibile né al modo dei pagani con un’immagine terrena, sia di forma umana o animale né nemmeno al modo dei cristiani come un’incarnazione umana di Dio, a sua volta rappresentabile in immagini.

L’unica forma in cui Dio può esplicitarsi è la PAROLA divina della creazione e della rivelazione.

La fede in un unico Dio esclude anche un qualsiasi mediatore tra Dio e l’uomo; la comunità ebraica pertanto non conosce alcun intercessore presso Dio ma si pone direttamente di fronte al suo Signore e al suo Dio e deve combattere contro le potenze anti Dio.

Il mondo per i credenti ebrei è una libera creazione di Dio. La redenzione non va cercata nella liberazione dal mondo ma nel rendersi conto della sua origine dalla mano creatrice di Dio.

L’uomo è stato creato a immagine di Dio ma questa somiglianza fu purtroppo offuscata dal peccato.

Benché il giudaismo riconosca all’uomo “fin dalla giovinezza” una tendenza al male, gli è sempre stato estranea la concezione di una ereditarietà dl peccato: egli conosce solo le proprie colpe personali, non riconosce il peccato originale.

L’uomo ha la facoltà di riconoscere il bene dal male ed ha il libero arbitrio di scegliere tra i due.

La legge è l’appello solenne che Dio fa alla libera volontà dell’uomo: per gli ebrei pii è una fonte di conforto e di gioia.

Il popolo ebraico è tutto permeato dalla coscienza di essere il “popolo eletto” . Il legame indissolubile tra Israele e il suo Dio si fonda sul patto stretto con Abramo, confermato poi da Mosè su monte Sinai, è valido per tutta la durata del mondo. Esso non può venir meno per alcuna ragione, nemmeno può essere migliorato da una “nuova Alleanza” in senso cristiano. Il segno sacramentale del patto è la circoncisione, con cui ogni bimbo appena nato diventa erede delle promesse divine.

Il mondo israelitico conosce anche il patto stretto con Noè e figli dopo il diluvio universale che comprendeva “tutte le anime viventi e tutta la carne sulla terra” cioè tutta l’umanità intera.

Poiché il patto tra Dio e Israele è indissolubile, anche quando il popolo ebraico cadde nel peccato, esso ha sempre la possibilità di “ritornare” dopo aver fatto penitenza; questo ritorno però è aperto a tutti gli uomini in tutti i tempi. A chi ritorna veramente pentito è promessa la remissione di tutti i peccati.

Al popolo eletto Dio, in punizione delle colpe commesse, destinò l’esilio: fu disperso in tutto il mondo ma non perse mai la speranza di poter tornare nella terra promessa e il riformarsi di un nuovo regno davidico che dovrebbe essere la premessa della finale signoria di Dio in una creazione rinnovata.